Caso noto, Maralinga, South Australia, Australia

Poligono nucleare di Maralinga

Un poligono nel deserto dell'Australia Meridionale dove il Regno Unito fece esplodere sette bombe atomiche nel 1956–1957 e condusse centinaia di prove minori fino al 1963. Furono queste ultime, che dispersero plutonio senza esplosione nucleare, a lasciare la contaminazione più duratura sulle terre del popolo Maralinga Tjarutja.

In breve

Superficie
26.000 ha a terra1
Attività
1955–1963
Matrici
suolo, organismi viventi
Tipo di sito
nucleare, militare
  1. Superficie. Area dei test di 260 km² dentro un poligono di 52.000 km². Dopo la bonifica del 2000 circa 120 km² restano accessibili ma non adatti a residenza permanente (Wikipedia).

Contaminanti

Stato

Bonificato

Bonifica conclusa nel 2000 con una spesa di 108 milioni di dollari australiani: circa 3.200 km² sono stati dichiarati sicuri per l'accesso senza restrizioni, circa 120 km² per l'accesso ma non per la residenza stabile. Uno studio del 2021 ha mostrato che nel suolo restano particelle «calde» di plutonio che possono rilasciarlo lentamente.

Storia

Maralinga, circa 800 km a nord-ovest di Adelaide, ospitò sette test nucleari britannici: quattro nell'operazione Buffalo (settembre–ottobre 1956) e tre nell'operazione Antler (settembre–ottobre 1957), con potenze tra 0,93 e 26,6 chilotoni. Accanto a questi si svolsero circa 550 prove minori, in cui plutonio, uranio, polonio e berillio venivano bruciati o fatti esplodere con esplosivo convenzionale per studiarne il comportamento.

Le dodici prove Vixen B, eseguite nel sito di Taranaki nel 1960, 1961 e 1963, proiettarono getti di plutonio fuso a decine di metri d'altezza e ne fecero il punto più contaminato del poligono. Il materiale fu raccolto in 21 fosse che contenevano 830 tonnellate di detriti con circa 20 kg di plutonio; altri 2 kg circa rimasero sparsi sul terreno. La bonifica britannica del 1967 (operazione Brumby) si limitò a rimescolare il suolo per diluire la contaminazione e a coprire le fosse.

Una commissione reale australiana, che riferì nel 1985, giudicò insufficiente quell'intervento. Nel 1994 il popolo Maralinga Tjarutja ricevette 13,5 milioni di dollari australiani di risarcimento. Tra il 1996 e il 2000 furono asportati 350.000 m³ di suolo e detriti da oltre 2 km² e sepolti in trincee; in undici fosse fu tentata la vetrificazione in situ, interrotta dopo un'esplosione nel 1999.

Cronologia

  1. 1956Operazione Buffalo: quattro esplosioni tra il 27 settembre e il 22 ottobre.
  2. 1957Operazione Antler: tre esplosioni tra il 14 settembre e il 9 ottobre.
  3. 1963Ultime prove Vixen B a Taranaki.
  4. 1967Operazione Brumby: prima bonifica britannica.
  5. 1985Rapporto della commissione reale McClelland.
  6. 1994Risarcimento di 13,5 milioni di dollari australiani ai Maralinga Tjarutja.
  7. 2000Conclusa la bonifica avviata nel 1996.
  8. 20145 novembre: completata la restituzione delle terre.

Salute

Uno studio del ministero australiano per i veterani ha stimato che solo il 2% dei partecipanti ai test ricevette più dell'attuale limite annuo per i lavoratori esposti (20 mSv). Uno studio del 1999 per l'associazione britannica dei veterani dei test, contestato, riferiva che il 30% dei veterani coinvolti era morto, per lo più intorno ai cinquant'anni e di tumore (Wikipedia).

Bonifica

  1. 1967miscelazione del suolo e copertura della fossaOperazione Brumby: rimescolamento del suolo per diluire la contaminazione, interramento del suolo più contaminato nel cratere Marcoo, copertura delle fosse.
  2. 1996rimozione del suolo e interramento in trinceaAsportazione di 350.000 m³ di suolo e detriti da oltre 2 km² e interramento in trincee (1996–2000).
  3. 1999vetrificazione in situVetrificazione in situ tentata su undici fosse di detriti; la tecnologia fallì nel 1999.

Dalla letteratura

Specie che in almeno uno studio hanno agito su uno dei contaminanti di questo sito. L'elenco è automatico e non tiene conto del suolo, delle concentrazioni o del clima del sito.

Piante

Funghi

Fonti

  1. British nuclear tests at Maralinga, Wikipedia, 2026

Bozza compilata da fonti pubbliche, non ancora rivista.