Pianta, pianta acquatica

Phragmites australis (Cav.) Trin. ex Steud.

Cannuccia di palude

La pianta più usata nelle zone umide artificiali per il trattamento delle acque. Il suo ruolo è soprattutto di sostegno: ossigena il substrato, rallenta l'acqua e ospita i microrganismi; i metalli che assorbe nei fusti sono una piccola parte di quelli trattenuti dal sistema.

Phragmites australis
Darkone, CC BY-SA 2.0

Come agisce

Meccanismi
rizofiltrazionefitostabilizzazione

Contaminanti

ContaminanteEvidenzaChe cosa è stato mostrato
Zincocampo

Zona umida artificiale nel bacino scolante della laguna di Venezia, seguita per una stagione vegetativa: le concentrazioni di Cr, Ni, Cu e Zn nei fusti erano più alte in P. australis che in Bolboschoenus maritimus, non correlate con i metalli nell'acqua in ingresso o nel suolo, e in aumento verso fine stagione; la distanza dall'ingresso non influiva (Bragato et al. 2006).

Limiti

Le concentrazioni nei fusti non seguono quelle dell'acqua o del suolo (Bragato et al. 2006): sfalciare la canna rimuove poco metallo. Nelle zone umide il metallo si ferma nei sedimenti, che prima o poi vanno gestiti come materiale contaminato. Fuori dall'areale d'origine alcune linee genetiche sono invasive; in Italia la specie è spontanea.

Dove è stata provata

Bitterfeld-Wolfen

FitorimedioProva pilota in campo

Phragmites australis

Zona umida artificiale pilota a flusso sommerso orizzontale, piantata a cannuccia di palude e alimentata con acqua di falda del sito (20 mg/l di monoclorobenzene, 0,19 mg/l di 1,2-diclorobenzene, 0,25 mg/l di 1,4-diclorobenzene), a confronto con una vasca non piantata.

Esito Dopo 2 m di percorso la vasca piantata rimuoveva in media il 48% del monoclorobenzene e il 38% dell'1,4-diclorobenzene; quella non piantata richiedeva il doppio della distanza. Nessuna rimozione dell'1,2-diclorobenzene. Sono stati trovati batteri aerobi degradatori.

Ex stabilimento An-Shun di Tainan

Biorisanamento microbicoSerra, con suolo del sito

Photobacterium spp., Vigna unguiculata subsp. sesquipedalis, Phragmites australis

Dalla rizosfera delle canne (Phragmites australis) che crescono nel sito, insieme al vetiver, è stato isolato il batterio Photobacterium sp. MELD1, capace di ridurre e volatilizzare il mercurio. Il ceppo è stato inoculato su fagiolo asparago coltivato in suolo contaminato, per valutare fitoprotezione e fitostabilizzazione.

Esito Il ceppo tollera 33 mg/kg di mercurio e ne volatilizza 25 mg/kg in 24 ore. Le piante inoculate avevano più biomassa, radici più lunghe e più semi, con un maggiore accumulo di mercurio limitato alle radici (Mathew e colleghi 2015). Nessuna prova in campo.

Miniere abbandonate della Sardegna (suoli di due siti, prova in serra)

FitorimedioSerra, con suolo del sito

Pistacia lentiscus, Phragmites australis

L'Università di Cagliari (Bacchetta, Cappai e colleghi) ha coltivato per sei mesi in serra lentisco e cannuccia di palude sui materiali dei due siti, con e senza compost.

Esito Entrambe le specie trattenevano Cd, Pb e Zn nelle radici. La sopravvivenza a sei mesi era del 77–100% per il lentisco e del 25–58% per la cannuccia. Il compost riduceva l'assorbimento dei metalli e aumentava la sopravvivenza della cannuccia, quasi senza effetto sulla crescita.

Fonti

Bozza compilata da fonti pubbliche, non ancora rivista.

Specie che in letteratura agiscono su almeno uno dei contaminanti di questa, le più vicine per prime.

Tutte le piante e i funghi