Pianta, coltura

Cucurbita pepo L.

Zucchina, zucca

Caso singolare fra le piante coltivate: alcune cultivar della sottospecie pepo assorbono dal suolo inquinanti organici persistenti e molto idrofobici (DDE, PCB, diossine) e li trasferiscono ai fusti, cosa che quasi nessun'altra pianta fa. È insieme una possibilità di fitoestrazione e un rischio alimentare.

Cucurbita pepo
Rasbak, CC BY-SA 3.0

Come agisce

Meccanismi
fitoestrazione

Contaminanti

ContaminanteEvidenzaChe cosa è stato mostrato
DDT e derivaticampo

Prova di campo con 21 cultivar su suolo con p,p'-DDE invecchiato: fattori di bioconcentrazione medi di 7,22 (radici) e 5,40 (fusti) per la sottospecie pepo, contro 2,37 e 0,454 per la sottospecie texana; quota di DDE estratta dal suolo 0,301% contro 0,065%, con un massimo di 0,780% (White et al. 2003).

Policlorobifenilicampo

Sito contaminato da Aroclor 1254 e 1260 (in media 21 µg/g nel suolo), zucca coltivata per due anni: nel secondo anno 11 µg/g di PCB nei fusti e 8,9 µg/g nelle foglie (5,7 e 3,9 il primo anno), fino a 43 µg/g alla base dei fusti, cioè fattori di bioaccumulo fino a 2; il trasferimento avviene per assorbimento radicale e traslocazione (Whitfield Åslund et al. 2008).

Diossine e furaniserra

Primo lavoro a mostrare che le cucurbitacee, e in particolare zucchina e zucca, trasferiscono PCDD e PCDF dal suolo ai frutti molto più di altri ortaggi (Hülster et al. 1994).

Limiti

La quota rimossa per stagione è sotto l'1% del contaminante presente: servirebbero molti decenni. Solo la sottospecie pepo accumula. Lo stesso meccanismo porta il contaminante nei frutti: zucchine e zucche non vanno coltivate per il consumo su suoli con DDE, PCB o diossine. Piante dense producono meno e accumulano meno (Whitfield Åslund et al. 2008).

Dove è stata provata

Brescia-Caffaro

FitorimedioSerra, con suolo del sito

Festuca arundinacea, Cucurbita pepo subsp. pepo, Medicago sativa, Phalaris arundinacea

Prova di rizorimedio in serra su suolo agricolo del SIN contaminato da PCB invecchiati (ordine dei mg/kg), in vasi da 6 kg per avvicinarsi alle condizioni di campo. Dieci trattamenti in triplo: sette specie (erbacee e alberi) e cinque condizioni di coltivazione (specie singola, consociazione, ciclo redox con sommersione, aggiunta di compost o di tiosolfato d'ammonio), con controlli non piantati, per 18 mesi. Lo stesso esperimento ha fornito le emivite nel suolo di PCB e di diossine e furani.

Esito Dopo 18 mesi i PCB totali erano scesi del 14–20%. I trattamenti migliori (circa 20%) sono stati Festuca arundinacea con compost, Festuca arundinacea consociata con Cucurbita pepo e Medicago sativa con Rhizobium e funghi micorrizici. Emivite dei PCB tra 1,3 e 5,6 anni. Per diossine e furani la sola Festuca arundinacea ha dato una riduzione significativa (11–24% secondo il congenere; emivite 2,5–5,8 anni). In una prova successiva in colonna, il suolo coltivato con Medicago sativa ha rilasciato nel percolato circa il doppio dei PCB, legati al carbonio organico particolato.

FitorimedioSerra, con suolo del sito, 2015–2016

Festuca arundinacea, Phalaris arundinacea, Cucurbita pepo subsp. pepo, Medicago sativa, Brassica juncea, Salix caprea, Athyrium filix-femina

Università dell'Insubria, Università di Milano ed ERSAF hanno prelevato circa 2.500 kg di suolo dal SIN e lo hanno coltivato in serra per 18 mesi (maggio 2015 – novembre 2016) in vasi da 6 kg: dieci trattamenti in triplo con sette specie, consociazioni, compost, cicli redox e tiosolfato d'ammonio, con controlli non piantati. È una prova in condizioni di semi-campo, non in pieno campo.

Esito Dopo 18 mesi i PCB totali erano scesi del 14–20%. I trattamenti migliori (Festuca arundinacea con compost o consociata a zucca; erba medica con Rhizobium e funghi micorrizici) arrivavano a circa il 20%. Per diossine e furani la festuca da sola ha dato riduzioni dell'11–24% secondo il congenere, con emivite di 2,5–5,8 anni. Gli autori indicano come limite la breve durata rispetto alla persistenza di questi composti.

Fonti

Bozza compilata da fonti pubbliche, non ancora rivista.

Specie che in letteratura agiscono su almeno uno dei contaminanti di questa, le più vicine per prime.

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